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L'impollinazione è più efficace nelle aree urbane

Le zone antropizzate, con la loro elevata biodiversità si dimostrano ottime per la conservazione degli impollinatori, grazie anche alla presenza di numerosi potenziali siti di nidificazione.

Aboutplants.euNumerosi sono gli impollinatori in città ma anche molto più abbondanti rispetto alle aree agricole risultano anche i loro parassiti, che però non dimostrano di avere un impatto negativo sull’impollinazione.

I bombi vengono attaccati da una serie di parassiti come il fungo Nosema bombi e il protozoo Crithidia bombi, che influenzano la riproduzione e il foraggiamento peggiorando le prestazioni delle colonie. Tuttavia, il cambiamento dell'uso del suolo può anche portare a potenziali benefici per gli impollinatori se viene seguito un processo di rinaturalizzazione, cioè se la progettazione si orienta verso l’inserimento di numerosi elementi naturali in un contesto antropizzato. Ad esempio, i  giardini ricchi di fiori sono tra gli habitat migliori per le api e le altre specie di insetti nelle aree urbane.


Un nuovo studio condotto in Germania ha indagato gli effetti combinati del diverso uso del suolo (in particolare guardando alle aree urbane e ai terreni agricoli) e dei parassiti sull’impollinazione, intesa come servizio ecosistemico. Sono stati selezionati nove siti in Sassonia, con gradi diversi di utilizzo del suolo urbano e agricolo. Gli impollinatori hanno potuto visitare quattro specie principali:  Trifolium pratense, Trifolium repens, Borago officinalis e Sinapis alba. Queste sono state coltivate in serre prive di insetti e sono state poi collocate in campo aperto. Al termine dell’esperienza le piante sono state ricondotte in serra e ne sono stati contati i semi per ottenere una misura dell’efficienza dell’impollinazione. Durante l’esperimento è stato monitorato anche il numero di insetti e il tempo passato sui fiori, oltre alla biodiversità ambientale e alla percentuale di suolo nudo (indicatrice della presenza di potenziali siti di nidificazione). Sono stati poi anche raccolti gli impollinatori e verificata la presenza di eventuali parassiti grazie all’analisi del materiale genetico.


I ricercatori hanno incrociato le informazioni raccolte riguardo l'uso del terreno circostante, i tassi di visita dei fiori, la loro abbondanza e il numero di parassiti per esplorare le relazioni tra queste diverse variabili.

I ricercatori hanno trovato che, sia l'abbondanza di impollinatori che l'impollinazione dei fiori selvatici risulta più elevata in ambiente urbano rispetto a quello rurale. Questo potrebbe essere dovuto alla maggior disponibilità di siti di nidificazione e alla maggior ricchezza di specie di fiori, indicando l’importanza della generale qualità dell’habitat nella fornitura di determinati servizi ecosistemici.


Dei 314 bombi campionati, il 19% è risultato essere infettato da Crithidia bombi, solo il 6%, invece da Nosema bombi. Il fenomeno è più incisivo nelle aree urbane, a causa della maggior presenza di insetti, soprattutto maschi. È intuitivo che le popolazioni di ospiti più numerose aumentano la possibilità di trasmissione di parassiti tra individui. Tuttavia, questa abbondanza relativa del parassita non sembra influenzare il successo  dell'impollinazione nelle aree urbane.


Lo studio dimostra il valore di particolari tipi di aree urbane rispetto alle aree agricole come habitat per gli impollinatori, evidenziando anche i benefici a cascata per la fornitura di servizi ecosistemici.

Tuttavia, per fornire questi risultati, le aree urbane devono contenere elementi seminaturali e naturali in numero e qualità sufficienti, come giardini coltivati tenendo conto del fattore della biodiversità e forte presenza di terreno nudo. È possibile adesso sfruttare queste osservazioni per sviluppare una gestione oculata delle infrastrutture verdi in città al fine di incoraggiare l’impollinazione e migliorare la diversità degli insetti presenti.