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Boeri: più piante in città per sfidare i cambiamenti climatici

L’architetto: un albero produce ogni anno 110 chili di ossigeno e assorbe centinaia di grammi del veleno invisibile prodotto soprattutto dal traffico. Da New York a Tirana e Shanghai, sempre più metropoli scelgono la strada della forestazione urbana

ANSA.it - Un albero in città, un albero in età matura, da solo produce ogni anno 110 chili di ossigeno; e assorbe centinaia di grammi di quel veleno invisibile prodotto soprattutto dal traffico che entra ogni giorno nei nostri polmoni. Ma soprattutto, un albero in città assorbe ogni anno circa 400 chili di anidride carbonica. Quella CO2 che è per il 75% prodotta dalle città del mondo e che è alle origini del riscaldamento del pianeta e dei cambiamenti nel clima: fenomeni che non più solo i meteorologi, ma tutti noi, ogni giorno che passa, osserviamo con un misto di stupore e crescente turbamento.

Le superfici verdi

Moltiplicare il numero degli alberi e delle altre piante presenti nelle città del mondo, sostituire con superfici verdi migliaia di ettari di asfalto e di lamiera (le macchine parcheggiate che spesso non usiamo), portare la natura vivente non solo nelle corti e lungo i viali ma anche sulle facciate e sui tetti delle case, delle scuole, dei musei, dei centri commerciali non sono più solamente gesti di sana ecologia, buone intenzioni di piccole minoranze sensibili all’ambiente. Sono scelte necessarie se vogliamo che le nostre città, da principali cause del cambiamento climatico nel nostro pianeta — e da principali sue vittime, basti pensare alle inondazioni provocate dall’innalzamento del livello dei mari e ai cataclismi prodotti sul suolo urbano dall’eccessiva evaporazione delle acque oceaniche — diventino le protagoniste di una sfida che ogni giorno diventa più difficile, ma che è ancora aperta: quella di provare, se non a fermare, almeno a rallentare il riscaldamento del pianeta.

La sfida

Se infatti è vero che la CO2 agisce come un «fertilizzante» per le piante, portare i boschi e le foreste nelle città significa provare a sfidare il riscaldamento globale proprio dove si alimenta. Da oggi fino a sabato a Mantova, grazie al primo World Forum on Urban Forests promosso dalla Fao (insieme al Politecnico di Milano, alla Sisef e al Comune di Mantova) le città di più di 50 Paesi del mondo si incontreranno per scambiarsi idee e progetti. E per commentare i risultati di modelli di governo e politiche sul territorio che in questi ultimi anni hanno portato la Forestazione Urbana al primissimo posto dell’agenda delle grandi metropoli. Da New York che pianta 1 milione di alberi, a Parigi che trasforma in orti i tetti degli edifici pubblici; da Tirana che costruisce un immenso Bosco orbitale, a Shanghai che trasforma in campi da coltivare un’intera isola, le grandi città si stanno muovendo — spesso autonomamente rispetto alle politiche ambientali delle loro nazioni — per aumentare le superfici a parco, a giardino, a coltivazione, a verde condiviso. Protagonista del Forum sarà una rete planetaria di sindaci, amministratori, tecnici, comunità locali e semplici cittadini. Una rete che da sola racconta quella che forse è la vera grande forza della forestazione urbana: piantare un albero è infatti un gesto possibile a tutti, un atto di senso civico che non implica uno schieramento ideologico, ma piuttosto una forma nuova di democrazia diretta.

I risultati

Un gesto che produce — senza quasi costi e coinvolgendo tutti — risultati immediati sul clima e la qualità della vita urbana. In una fase della storia dell’umanità in cui i ritmi rapidi della vita quotidiana sembrano improvvisamente risentire dell’accelerazione estrema del metabolismo del nostro pianeta, se vogliamo garantirci un futuro come specie, non abbiamo più tempo da perdere.